Gli intrecci metallici di Edoardo Tresoldi

Opere realizzate utilizzando una rete metallica, la capacità di inserire in qualsiasi contesto una struttura capace di entrare in simbiosi con l’ambiente circostante. Ampio spazio all’immaginazione, il paesaggio come culla da cui osservare le sculture, pronte a entrare in contatto con lo spirito di chi le osserva. Tresoldi è molto di più di un semplice scultore. L’artista di Cambiago è l’essenza dell’arte, di una dimensione immateriale capace di semplificare il concetto di “scultura”, ma allo stesso tempo di far assaporare a chi osserva le sue opere il grandissimo talento e la perfezione realizzativa. Noi del TEDx abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con lui e, vi assicuriamo, ne è valsa la pena.

Partiamo dalle origini. Quanto il tuo paese e il modo di vivere un piccolo contesto hanno influenzato il tuo percorso?
Sicuramente molto. Vengo da Cambiago, un piccolo paese vicino Milano, in un territorio radicalmente trasformato negli ultimi decenni. Le campagne sono state assalite da un’urbanizzazione capillare che ha dato vita a un paesaggio ricco di contrasti, in cui cascine rurali si susseguono a superstrade e la vegetazione si intreccia con tralicci e colate di cemento. È qui che le mie opere hanno preso vita, mi ispiro alle storie timide che sopravvivono nei miei paesaggi.

Come nei migliori copioni, ad un certo punto il colpo di scena. Da scenografo a scultore: quanto ti è servito lavorare per il cinema?
L’esperienza romana è stata una piattaforma fondamentale per la sperimentazione di tecniche e materiali, ma anche di ambiti artistici diversi, attraverso cui ho imparato a credere in un’arte molteplice, alla ricerca costante di ispirazioni e influenze. Mi ha anche insegnato a lavorare in squadra e a rispettare le scadenze lavorative nei tempi giusti, altro aspetto che si è rivelato essenziale nel proseguimento del mio percorso.

Le tue opere sono realizzate utilizzando una rete di metallo, lì pronte per essere ammirate. Rappresentano cose ben precise, ma si perdono in questi fili sottili di metallo. Quanto conta per te “l’immaginazione” di chi osserva le tue opere?
L’immaginazione è un catalizzatore importante. La rete metallica è in grado di disegnare nello spazio e dialogare con il contesto, creando una dimensione immateriale ed evocativa.
La luce e gli agenti atmosferici generano decomposizioni evanescenti che amplificano i punti di vista; si instaura così una dimensione esperienziale ed empatica tra l’opera, il visitatore e il paesaggio circostante.

Ci sono delle fonti di ispirazione nel tuo percorso artistico?
La mia prima fonte d’ispirazione è il paesaggio contemporaneo. Ho sempre guardato al paesaggio come una scultura, e riconosciuto nei suoi elementi – case, alberi, tralicci, strade –  personalità tra cui si instaurano legami e dialoghi solo a prima vista paradossali.

Quanto l’Italia ti ha riconosciuto e quanto ti saresti aspettato ti riconoscesse?
In Italia ho realizzato la Basilica di Siponto, la mia opera finora più significativa, a cui sono molto legato e che mi ha dato la notorietà.
Ovviamente i riconoscimenti mi fanno piacere ma non li do per scontati. Penso sia importante che il mio lavoro venga arricchito anche da esperienze all’estero; in questo modo la mia arte diventa agente “contaminante” in Italia, portando con sé nuovi stimoli.

Hai avuto modo di partecipare al TEDx Bologna. Cosa rappresenta il primo TEDx Foggia?
L’esperienza del TEDx bolognese è stata molto interessante: una piattaforma dove si genera un confronto e uno scambio reale di conoscenze.
Il TEDxFoggia è riuscito a proporre storie innovative e a dare un valore aggiunto a un territorio già ricco culturalmente. Mi aspetto che il progetto possa crescere nel  lungo termine.

Il tuo in bocca al lupo per il futuro del TEDxFoggia?
Ti rispondo in foggiano: “Latt e sangh”!

Intervista di Antonio Solimine
Dicembre 2017

Edoardo Tresoldi
Ph. © Fabiano Caputo
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