Il Carnevale di Manfredonia: la semplicità di una risata tradizionale

Avete mai sentito il detto ‘Sant’Andunje, masckere e sune (Sant’Antonio, maschere e suoni)!? Se non lo avete mai sentito, beh, vi è presto spiegato: si tratta di uno dei detti più popolari di Manfredonia e dell’area garganica, che segna l’inizio di una festa speciale e molto sentita tra gli abitanti della zona, il Carnevale. Il riferimento a Sant’Antonio riguarda il fatto che l’inizio del Carnevale, secondo i manfredoniani è proprio il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate.
Le origini di questa tradizione sono antichissime, si perdono nel tempo, a partire dall’epoca romana; tanti elementi la compongono, piccoli particolari si sono andati via via a inserire in quella che era una semplice festa popolare fatta di musica, canti e balli, fino a quando, nel 1952, non è nata la festa così come la conosciamo oggi, con i carri, le parate, le sfilate e le gare.

Ma quali sono i punti cardine di questo carnevale nostrano? Quali sono quelle cose che rimarranno sempre vive nella memoria e che lo rendono speciale?

Sicuramente Ze Pèppe: non è solo la maschera tipica e la più riprodotta. Ze Pèppe è il simbolo del Carnevale. Rappresenta un povero contadino, un uomo umile che secondo la tradizione, lasciatosi andare in maniera eccessiva ai festeggiamenti, dopo tre giorni di baldoria, si ammala di broncopolmonite e muore. La sua cremazione avviene in piazza pubblica nel giorno del martedì grasso ed è uno dei momenti più sacri e celebrativi di questa festa, in cui viene ricordata anche la sua povera vedova, Sipontina. Secondo alcuni, pare addirittura che questa figura sia esistita davvero: se così fosse, si tratterebbe di un simpatico omino sempre sorridente, morto a causa di una tempesta incessante, durante un viaggio di rientro al suo paese in groppa a un asinello.

La maschera di Ze Pèppe è tra le più richieste e riprodotte fin da sempre. Tra le sue riproduzioni migliori, c’è, senza dubbio, quella fatta da Tinella Capurso, una vecchietta che, all’indomani del secondo conflitto mondiale, insieme a una squadra di ‘socie’, diede vita a un laboratorio di maschere.

Altro punto cardine della festa è ravvisabile tra i fornelli. Avete mai sentito parlare della Farrata? Si tratta di un rustico fatto con grano macerato, ricotta pecorina, menta, maggiorana, cannella e pepe. Come potete notare, si tratta di ingredienti semplici, prodotti della nostra terra, facili da recuperare. A riprova del fatto che, come sempre, sono le cose più semplici a essere le migliori.

Eravate a conoscenza di questi aspetti della festa? Perché, sì, i carri sono belli, le sfilate gioiose, la musica travolgente, ma l’emozione che dà conoscere la semplicità e l’umiltà da cui nasce tutto questo è assolutamente impareggiabile.

Ilaria Orzo

Carnevale di Manfredonia
Foto credit: Perrino Photographer
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