Parliamo di Cultura, Eventi e Democrazia Digitale con Alice Amatore
Per l’assessora alla Cultura della Città di Foggia, Alice Amatore, The Age of Care è una chiamata all’azione, un atto politico rivoluzionario.
Alice Amatore in occasione del TEDxFoggia Salon del 2021 è stata tra i nostri volontari. Oggi è Assessora alla Cultura della Città di Foggia. L’abbiamo intervistata e… leggete cosa ci ha raccontato.
1. Cosa ha significato per te essere tra i nostri volontari e cosa è arrivato dopo quell’evento?
Quel TEDxFoggia Salon è un ricordo importante che custodisco con cura: è stato per me l’occasione di aprire lo sguardo a temi internazionali e contemporanei e di conoscere persone di altissimo spessore professionale e umano.
Consentitemi un piccolo aneddoto. Di lì a poco avrei lasciato Foggia per proseguire i miei studi a Torino. Alla primissima lezione – Legal English – entro in classe con la classica “preoccupazione” dei nuovi inizi e chi c’era? Stefano Faraoni, uno degli speaker che pochi mesi prima avevo conosciuto al TEDxFoggia. Il mondo è molto piccolo e Foggia ne è quasi al centro!

2. Quel TEDxFoggiaSalon, organizzato il 2 giugno 2021 in occasione del 75° anniversario della Repubblica italiana, era dedicato alla “Democrazia Digitale”. Ci lasci una tua riflessione sul tema?
La democrazia digitale è una delle sfide più urgenti del nostro tempo. Le nuove tecnologie hanno il potere di abbattere barriere storiche all’accesso e alla partecipazione, rendere il dibattito pubblico più inclusivo, ma ciò solo se il rispetto della dignità, della privacy e della libertà di espressione sono garantiti. È lì che si annidano, infatti, nuove forme di esclusione, controllo e sorveglianza.
A questo ultimo paradosso ho dedicato anche la mia tesi di laurea: come gli strumenti che dovrebbero potenziare la sicurezza degli Stati possano, se non regolati, diventare strumenti di repressione e disgregazione democratica. Per questo serve formare una cittadinanza critica e consapevole, e costruire una politica che ponga l’etica della cura – delle persone, delle comunità e dei dati – al centro della transizione digitale.
3. Don Andrea Ciucci, nel suo TEDx talk ci invita a riflettere sulle interazioni tra le nuove tecnologie e le vite umane, affermando che la Democrazia Digitale di fatto rimette al centro l’uomo. Cosa ne pensi?
Sono d’accordo con quanto ha condiviso Don Andrea nel suo TEDx talk a Foggia. La tecnologia è uno strumento, non un fine. E se oggi abbiamo la possibilità di ampliare la partecipazione democratica grazie al digitale, dobbiamo garantire che resti uno spazio umano, equo, accessibile. Mettere al centro l’uomo significa progettare strumenti che riducano le disuguaglianze e non le amplifichino.
4. “Dobbiamo giocare un ruolo attivo nella società… dobbiamo disegnare il nostro futuro per una democrazia digitale”. Così il Digital Ambassador Pier Luigi Dal Pino ci consegnava la responsabilità di impegnarci singolarmente, per realizzare una piena democrazia digitale. Secondo te, come giovane donna meridionale e assessora alla Cultura della Città di Foggia, quanta strada ancora abbiamo da fare come singoli e come comunità?
Tanta. La verità è che nel Sud la mancanza di infrastrutture digitali si somma spesso a una più generale marginalità politica e, di conseguenza, sociale. La tecnologia può essere un moltiplicatore di opportunità, ma solo se le istituzioni investono davvero in formazione, infrastrutture e cultura digitale. Una cultura che non si esaurisce nel clic su un post, ma che forma coscienze critiche, costruisce spazi pubblici di confronto, rafforza la coesione sociale. Tuttavia non c’è cambiamento senza protagonismo. Come istituzioni, dobbiamo garantire accesso e formazione; come cittadini, dobbiamo scegliere di essere parte di quel cambiamento.
5. Per l’avvocato internazionale Stefano Faraoni, la Democrazia Digitale è un valore, solo se siamo pienamente consapevoli degli effetti dei consensi che diamo quotidianamente ai nostri dispositivi. Di recente è stata emanata la circolare con cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito estende il divieto di utilizzo degli smartphone anche agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Ritieni che questa decisione abbia a che fare anche con il livello di consapevolezza degli adolescenti in materia di Democrazia Digitale?
Credo che la circolare del Ministero sia il sintomo di una sfida molto più profonda: quella della formazione alla cittadinanza digitale. Proibire non basta, se non accompagniamo al divieto un progetto educativo serio. La vera emergenza non è l’uso degli smartphone, ma l’analfabetismo digitale che li circonda. Siamo in un tempo in cui, con un tocco, un bambino o adolescente possono accedere a tutto. Ma senza strumenti critici può essere manipolato, disinformato, isolato. E allora sì, la questione riguarda la democrazia digitale.
Nel mio lavoro di amministratrice, vedo ogni giorno quanto bisogno ci sia di spazi formativi non solo tecnici ma valoriali, dove i ragazzi possano imparare non solo a “usare” il digitale, ma a capirne le implicazioni etiche, sociali, politiche. Non serve una scuola che impone divieti, ma una scuola che accenda coscienze e curiosità. Solo così il digitale può diventare davvero una risorsa e non un problema.
6. Qual è l’impatto culturale che l’evento TEDxFoggia può portare in Capitanata?
TEDxFoggia può essere un detonatore di futuro. Porta idee, visioni, dialogo. È un modo per dire che anche da qui possono partire parole che cambiano il mondo.
In una Terra che troppo spesso viene raccontata solo attraverso le sue fragilità, TEDxFoggia è una dichiarazione d’amore e di coraggio collettivo.
7. Perché consiglieresti di fare la/il volontaria/o per un evento così importante?
Perché cambia lo sguardo. Ti cala in una dimensione internazionale e ti fa sentire parte di qualcosa di più grande, ti mette in contatto con persone straordinarie, ti restituisce speranza. Volontariato è una parola bellissima: significa scegliere di esserci, senza tornaconto, per costruire bellezza insieme. E poi… non sai mai chi sarà il Prof del tuo prossimo esame!
8. Qual è il tuo TED o TEDx talk preferito e perchè?
“The danger of a single story” di Chimamanda Ngozi Adichie. Parla di come gli stereotipi riducano la complessità dei luoghi e delle persone e mi ci rispecchio perchè trovo sia una lezione sulla nostra città e sul Sud in generale, sullo sguardo degli altri, sulla necessità di scrivere nuove storie per territori “letti” solo attraverso il degrado e che invece ne hanno tante altre, potenti, da raccontare.
9. C’è qualcosa che non ti ho chiesto che vorresti dire?
Forse solo questo: che ogni volta che raccontiamo esperienze come il TEDxFoggia, stiamo facendo molto più che promuovere un evento. Stiamo contribuendo a ridisegnare l’immaginario di una città e di un territorio spesso narrati solo per mancanze o fragilità. Iniziative come questa accendono spazi di pensiero e possibilità, mostrano ai giovani che anche qui, nel Sud, si può costruire bellezza, partecipazione. E che vale sempre la pena provarci, insieme.
10. In conclusione, un invito a partecipare a “The Age of Care” per i nostri lettori?
The Age of Care non è solo un titolo, è una chiamata. Il TEDxFoggia di quest’anno ci chiama a prenderci cura delle persone, dei territori, delle parole che scegliamo e delle piccole e grandi scelte che facciamo. In un tempo che ci vuole cinici, individualisti, iper-performanti, avere cura è un atto politico (nel senso più alto del termine), rivoluzionario. E partecipare al TEDxFoggia vuol dire far parte di questa rivoluzione.








