Apocalisse, shall we dance?

Ci sono momenti nella storia che si sincronizzano e cambiano tutto. Meccanismi di trasformazione che si mettono in moto e che non puoi fermare. A volte i cambiamenti sono solitari: salti tecnologici, rivoluzioni politiche, capovolgimenti sociali ed economici, maturazioni antropologiche. A volte queste mutazioni si mettono in fila e si allineano: avvenendo contemporaneamente. Quando ciò accade si è di fronte ad un’Apocalisse.

Andrea Fontana

Con questa citazione dell’ultimo libro di Andrea Fontana, sociologo della comunicazione e speaker della prima edizione di TEDxFoggia, la nostra co-organizer e communication manager Chiara Sciannamè ha introdotto il terzo appuntamento con le dirette di Live Future: Apocalisse, shall we dance?

Andrea Fontana, Chiara Sciannamè

Un dialogo interessante che, attraverso alcuni temi chiave, ha tentato di inquadrare il momento particolare che abbiamo vissuto durante la pandemia e ha lasciato degli spunti di riflessione per il futuro prossimo. 

Che cos’è l’infodemia?   

In sostanza, ci ha spiegato Andrea Fontana, l’infodemia è la contemporanea presenza di informazioni contrastanti e contraddittorie all’interno di un dibattito, anche scientifico. Si tratta di una condizione che va al di là dell’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto e che dobbiamo aspettarci sempre più in futuro come condizione del nostro vivere sociale, organizzativo e istituzionale. La battaglia tra informazioni contraddittorie che ci aspetta, ha precisato, non va confusa con le fake news che sono solo notizie false. 

In questo contesto, chi si occupa di scienza e i giornalisti hanno la grande responsabilità di divulgare le informazioni evitando la polarizzazione. In effetti, quello che fa più male al dibattito, anche scientifico, è l’uso triviale del linguaggio che porta a dinamiche esagerate che deviano l’attenzione e producono confusione. 

In merito a queste dinamiche, aggiunge Fontana, all’inizio dell’emergenza Covid-19, abbiamo vissuto una violenza narrativa che ci ha fatto male emotivamente. La pandemia, oltre a essere tragedia, ha assunto le tinte fosche di un film horror o di una spy story. Questa è una dinamica dalla quale discostarci perché, come l’infodemia, induce paura. La paura ci paralizza e non ci fa fare scelte coerenti e adatte, ci fa solo percepire un mostro che ci blocca e non ci fa vedere il futuro. 

Secondo il parere del sociologo ci saranno due modalità con cui si porterà avanti il vissuto che ci ha lasciato nel cuore e nella mente immagini ben precise:

la ferita, quindi la necessità di elaborare

la negazione, cioè andare avanti facendo finta che non sia successo nulla. 

Queste due posizioni, assunte sia dalle persone che dalle organizzazioni, sono entrambe legittime ma diverse, e dovranno per questo trovare un terreno comune per contribuire a creare il futuro che ci aspetta. 

A proposito di futuro, dovranno cambiare il marketing e la comunicazione

Qualcuno pensa di sì, altri no. Quel che è certo è che in molti hanno cambiato la propria narrazione, in particolar modo quella pubblicitaria, dimostrando quanto questa rappresenti l’identità stessa del Paese. In contrasto con la solita sfrontatezza, molti brand hanno virato verso il family work (un’idea di gruppo, comunità e reciprocità) e verso la prudenza (in contrasto con il racconto del viaggio e dell’esplorazione).

Non solo la pubblicità, tutti siamo stati testimoni di un evento estremo che ci ha fatto liberare energie emozionali e ha attivato una sensibilità importante per affrontare il futuro. Ma ora la domanda è: siamo rimasti in casa, guardiani della nostra salute e di quella degli altri, saranno maturi anche i leader e le istituzioni?

Questa dinamica di cambiamento sarà sempre più evidente col passare del tempo ed è necessario essere pronti a gestire quel costante stato di allerta che deriva da eventi:

  • Imprevedibili
  • Irreversibili
  • Inspiegabili
  • Incidenti

In questo senso, sarebbe utile una comunicazione di vicinanza e più autentica che ci dica le cose come stanno, senza disinformare o misinformare. 

Dovremo trovare nuovi modi per vivere questa sensibilità, reciprocità e prudenza per affrontare il cambiamento ed elaborarlo.

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