Epidemiologia e big data: il futuro che ci attende

In che modo i big data supportano l’epidemiologia e cosa ci attende nel futuro prossimo? 

Ne ha parlato Giuseppe di Brisco – Licensee, Organizer e Chief Curator – con Sara Mazzilli, biotecnologa molecolare e membro della task force regione Puglia, e Nicola Marino, co-founder di Intech, nella seconda diretta di Live Future dal titolo Epidemiologia e Big Data: il futuro che ci attende.

Nicola Marino, Sara Mazzilli, Beppe di Brisco

Ad aprire la chiacchierata è stata proprio la dott.ssa Mazzilli che con semplicità e chiarezza ci ha spiegato come si è evoluta l’epidemiologia e quali sono le esigenze oggi. 

Per comprendere come i big data possano aiutare l’epidemiologia, abbiamo fatto un passo indietro. Nel 1854 a Soho (Londra) si diffuse un’epidemia di colera debellata dagli studi e dalle ricerche del dottor John Snow, il quale riuscì a riconoscere in una fonte d’acqua la causa principale della diffusione. Oggi un epidemiologo deve fare molto di più. 

Scoprire la cause di una malattia a posteriori non basta perché viviamo in un mondo complesso e interconnesso che può influenzare in vario modo il diffondersi di un’epidemia. Oggi occorre predire cosa accadrà a livello nazionale e globale ed è necessario saper gestire la diffusione e l’evoluzione del virus. Come? Attraverso l’uso dei big data che sistematizzano la complessità e consentono di analizzarla.

A questo proposito, la regione Puglia ha istituito una task force per registrare alcune evidenze sul Covid19 attraverso i big data. In collaborazione con l’Università di Pisa e Wind3 – ci spiega Sara Mazzilli – sono stati analizzati i dati di mobilità degli italiani, cioè sono stati raccolti flussi di dati sui movimenti effettuati grazie alle registrazioni delle celle telefoniche. I dati, aggregati e assolutamente anonimi, hanno permesso di studiare l’impatto del famoso esodo verso la Puglia raccontato da tutte le testate giornalistiche. La task force ha riscontrato che le partenze sono iniziate anche prima dell’08 marzo e che fino al 22 marzo sono tornate a casa ben 40.000 persone, di cui 250 affette dal virus. 

Sebbene ad un primo impatto possa sembrare un numero basso, è bene considerare che era solo l’inizio della diffusione e che non tutti tornavano da zone rosse. I 14 giorni di quarantena, poi, hanno aiutato a contenere l’epidemia. 

Inoltre, con lo scopo di capire meglio come hanno avuto effetto le misure contenitive ed eventualmente avere strumenti per riflettere in futuro, la task force ha anche analizzato come è cambiata la mobilità ad ogni decreto del governo. Prendendo in considerazione alcune aree produttive, cioè zone verso cui la mobilità è maggiore, si è verificata un’intensa mobilità interna ai comuni interessati ma pochi scambi con altre aree produttive.

La biotecnologa ci esorta: 

Rendiamo pubblici i dati perché l’epidemia si sconfigge insieme, è una responsabilità civile di tutti. 

Sara Mazzilli

In effetti, l’epidemia che abbiamo affrontato conferma che le malattie sono dovute alla vicinanza dell’uomo ad alcuni animali. L’uomo mina l’habitat animale e questo genera disequilibrio. Se questo è stato sempre vero, oggi il sistema è più connesso e complesso che mai e sperimentiamo sempre più il cosiddetto effetto farfalla che ci rende tutti responsabili allo stesso modo della nostra salute e di quella degli altri. 

Anche Nicola Marino ci induce a guardarci indietro per capire come la tecnologia può sostenere il lavoro degli operatori sanitari e dei sistemi sanitari in generale. Se prima il sistema sanitario rispondeva ad esigenze isolate, adesso con l’evoluzione della popolazione mondiale e l’incremento di densità nei grandi centri abitati, è necessario rispondere in modo nuovo alla diffusione di nuove malattie infettive.

È importante far leva sulle nuove tecnologie e applicarle alla medicina in una logica umano-centrica e non tecno-centrica per realizzare applicazioni in grado di favorire una buona trasformazione dei sistemi sanitari. Ad esempio, con un’app di tracing si possono indicare i contatti di ciascun paziente, dando ai sanitari il grande potenziale di integrare gli strumenti già in uso con le nuove tecnologie. 

Come spiega sapientemente Nicola, l’intelligenza artificiale ha dato un grande contributo nella gestione dell’emergenza e attraverso le sue parole conferma: 

La complessità deve essere giustificata solo con un’analisi attenta e uno studio profondo. 

Nicola Marino
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