Le città del futuro post Coronavirus

L’urbanizzazione è un trend in costante aumento: oggi il 55% della popolazione mondiale vive in contesti urbani e le Nazioni Unite prevedono che nel 2050 la popolazione urbana raggiungerà il 68% di quella mondiale. 

Quanto di tutto questo è ancora vero e come il Covid-19 ha inciso sulla progettualità delle città del futuro? 

urbanizzazione

Ne abbiamo parlato durante la sesta puntata di Live Future condotta da Michele Maffione, logistic & event manager di TEDxFoggia, intitolata proprio Le città del futuro post coronavirus. Insieme con noi in una piacevole e lucida chiacchierata sui possibili scenari futuri, due vecchie conoscenze di TEDxFoggia: il digital evangelist Michele Vianello e il fisico teorico Guido Caldarelli

Secondo Michele Vianello è difficile dire che cambierà tutto e in quale modo. Una cosa è certa, con l’emergenza abbiamo messo in discussione l’idea di crescita costante e inurbamento perché per la prima volta abbiamo vissuto la non prevedibilità dell’espansione. Se fino a poco fa abbiamo previsto, anche troppo ottimisticamente, la crescita costante di piattaforme e device digitali come paradigma di una vita in città smart, oggi siamo costretti a ripensare soprattutto gli approcci meramente quantitativi e tecnologici di crescita. 

Se ci pensiamo sono state le città più smart ad essere maggiormente colpite nel mondo. 

Perchè? 

Ce lo spiega Guido Caldarelli con un esempio molto semplice ma efficace. Se costruiamo una rete ferroviaria con alcuni nodi principali e tante diramazioni e se si verifica un problema in un luogo decentrato, l’efficienza del sistema non viene compromessa. Se invece, come è successo con il virus, il problema si verifica negli snodi principali il sistema si blocca. Anche secondo il fisico la necessità di distanziamento sociale e la contrapposta tendenza dell’inurbamento devono indurci a riflettere: se le reti fortemente gerarchizzate scommettono tutta l’efficienza del sistema sul vertice, un sistema a reti diffuse presenta numerosi vantaggi con l’unica criticità della rottura casuale. 

Non c’è una soluzione definitiva ma sicuramente una delle sfide del futuro sarà apportare delle modifiche al modello attuale in cui alcuni hub rappresentano vertici di successo e virare sempre più verso un sistema in cui il carico si distribuisce in diversi nodi medi. 

In generale abbiamo vissuto un momento di vulnerabilità in cui abbiamo scoperto la fragilità della nostra salute ma anche quella dell’economia. Per questo, suggerisce Vianello in accordo con Caldarelli, avremmo bisogno di una grande operazione di verità, cioè di avere consapevolezza di ciò che viviamo attraverso i dati che produciamo. In sostanza, dovremmo essere in grado di riappropriarci dei dati perché diventino di pubblica utilità, oltre che fonte di ricchezza in modo trasparente. Conclude il digital evangelist:

È necessario introdurre una definizione giuridica di dato di pubblica utilità.

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