Dati e privacy nell’era dell’iperconnessione: applicazioni di tracciamento COVID-19

Eccoci, come promesso, a raccontare di TEDxFoggia Live Future, le live ricche di domande e spunti con cui a maggio ci siamo tenuti compagnia.

Ad aprire la prima diretta del 05 maggio condotta dal nostro Mario Zagaria, due speaker rispettivamente della prima e della terza edizione di TEDxFoggia.

Abbiamo coinvolto Stefano Mele, avvocato specialista in cybersecurity, e Stefano Fratepietro, consulente per la cybersecurity, per parlare di Dati e privacy nell’era dell’iperconnessione: applicazioni di tracciamento Covid-19 con l’obiettivo di capire come monitorare i nuovi contagi e scongiurare una nuova ondata epidemica. Insieme, abbiamo cercato di capire cosa significa tracciamento dei contatti e qual è l’approccio ai dati e alla privacy nel contesto storico e normativo attuale. 

live-future

È stato un dialogo davvero interessante che ci ha portato a chiederci come si è arrivati a scegliere l’app Immuni tra le diverse proposte e se si potesse farlo in modo più trasparente, magari coinvolgendo le parti sociali. 

Secondo il punto di vista di entrambi il percorso che ha portato a scegliere l’app Immuni rispetto alle altre non è stato ben evidente. In particolare, Stefano Fratepietro sostiene che la Task Force si compone di persone che non hanno competenze verticali in materia di applicazioni e cyber security. Ci si pone quindi il dubbio di come abbiano fatto in tempi così brevi a valutare oltre 300 progetti e di come siano arrivati a scegliere proprio Immuni, considerando che, al momento della valutazione e a differenza di “Covid-19 Community”, l’app non risolveva il problema della comunicazione tra dispositivi iOS. 

Da un punto di vista normativo invece, Stefano Mele ha sottolineato che ciò che ci deve premere è conoscere in modo trasparente le misure per salvaguardare i dati. Cioè in che modo vengono raccolti, quali di questi verranno effettivamente trasmessi al governo e quale sarà il soggetto pubblico che prenderà in carico i dati sanitari dei cittadini. Insomma, è importante che attraverso azioni trasparenti il cittadino si fidi del fatto che il governo abbia la situazione sotto controllo. 

A proposito di fiducia, secondo Stefano Fratepietro se pure whatsapp, che è di uso diffuso sul territorio italiano, non arriva al 60% di copertura, sarà difficile che i cittadini scarichino l’app di tracciamento su base volontaria. Poiché non è scontato che tutti in Italia abbiano uno smartphone o che vogliano scaricare l’applicazione, la soluzione potrebbe essere prevedere un incentivo per installarla? 

Stefano Mele ritiene che più che di incentivi si dovrebbe parlare di garanzie in merito alla protezione dei dati perché il diritto alla protezione dei dati è fondamentale quanto il diritto alla libertà. Guardando al quadro normativo attuale, solo con trasparenza si potrà ottenere la fiducia dei cittadini che già si sono mostrati molto rispettosi delle normative nella fase più critica della pandemia. 

La prima regola della sicurezza è che quello che non serve non deve essere installato e chi non è autorizzato alle informazioni non deve accedervi. 

Stefano Mele

Si tratta di una grande occasione per la pubblica amministrazione per fare ancora meglio e utilizzare gli strumenti normativi per indicare chi si occuperà di questi dati e perché. In merito alla discussione sollevata nei giorni precedenti sull’anonimato dei dati, i due speaker sono concordi: non esistono dati quasi anonimi: o lo sono oppure semplicemente non lo sono. Così come è evidente che non esistono sistemi informatici a rischio zero.

In conclusione, per gestire al meglio i dati sono queste le accortezze suggerite:

  1. fare security test e penetration test quando si tratta di sicurezza
  2. dare indicazioni precise su come le informazioni verranno protette 
  3. cambiare la narrazione che divide le persone etichettate come untori/untrici da quelle che, per fortuna, non hanno vissuto la malattia.
Diventa nostro Partner!
This is default text for notification bar