Perché essere polímata, oggi.

Perché essere polímata oggi

Ne hanno parlato Beppe di Brisco, Licensee, Organizer & Chief curator, Cristina Cipriano e Arianna Porcelli Safonov durante il settimo appuntamento con Live Future, nello spirito delle idee che vale la pena diffondere.

Partiamo da un presupposto: problemi complessi richiedono risposte complesse. Ma non spaventatevi perché le risposte dell’apo mediatrice Cristina e della scrittrice e comedian Arianna, oltre a essere complesse sono anche tanto chiare e interessanti.

Ma facciamo un passo indietro: chi è il polímata e perché lo specialista non è in contrapposizione con questa figura? 

Come suggerisce Cristina, la definizione corretta di polímata è quella di uomo universale. Siamo essere complessi che vivono in un mondo complesso, per questo esploriamo sin da subito diversi saperi ma poi iniziamo a specializzarci in qualcosa di molto preciso con il difetto di considerare i generalisti come meno preparati o adatti a questo mondo. In realtà questa distinzione netta e tutti i suoi pregiudizi sono nati più o meno a partire dall’industrializzazione che ha costretto la complessità del mondo alla meccanicità dei processi e alla disciplina di tempi serrati. Oggi è impensabile: i generalisti sanno tante cose e hanno anche maggiore flessibilità nell’affrontare la complessità dell’ambiente che ci circonda. 

“La specializzazione riduce i campi di azione”, incalza Arianna e aggiunge anche che essere polímati non vuol dire essere multitasking. Il termine multitasking, se ci riflettiamo, è stato inventato per le macchine che eseguono dei programmi e non può adattarsi agli uomini. Per completare la definizione di polímata, quindi, occorre specificare che si tratta di una persona che gode del piacere di apprendere, concatenare diversi saperi e approfondire concedendosi il tempo di farlo.  

Il tutto è più della somma delle parti.

Cristina Cipriano

Più che un approccio interdisciplinare, il polímata ha un approccio transdisciplinare che riconosce la complessità e l’attraversa con l’approfondimento di diversi saperi, quindi una visione più ampia della realtà globale. Chi adotta questo stile di apprendimento, ha molta coscienza di sé e del proprio posto nel mondo e sa che liberarsi dalle gabbie di specializzazione può tradursi in innovazione e cambiamento per tutti. 

Significa adottare la capacità di adattamento come competenza imprescindibile per sopravvivere? 

Il precariato legato all’approfondimento dei saperi può essere un punto di forza se gestito in maniera sana dalle persone e dalle istituzioni.

Arianna Porcelli Safonov

In quanto esseri umani abbiamo sviluppato il senso di adattamento in tante forme, per cui l’incertezza della complessità può tradursi in una scelta che ci consente di non finire nel tunnel delle circoscrizioni.

In conclusione, quali sono i 3 superpoteri di un polímata?

Secondo Arianna sono il godimento del sapere, la costanza e dei buoni maestri. Per Cristina, invece un polímata è un autodidatta al di là dell’istruzione formale impartita, trova un buon equilibrio tra umiltà e fiducia in se stesso, ha sete di conoscenza con finalizzazione alla collaborazione.

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