Dall’intelligenza virale a quella artificiale

Una diretta dal sapore scientifico, antropologico e sociologico quella condotta da Elena Nigro, Press Office Manager di TEDxFoggia, ma ancor di più la testimonianza che è proprio all’intersezione delle discipline e delle intelligenze che l’innovazione può trovare terreno fertile. 

In occasione dell’ottavo appuntamento con Live Future dal titolo Dall’intelligenza virale a quella artificiale, il Technology Business Strategist  Domenico Maria Caprioli e la Pathology Professor Adriana Albini ci hanno proposto le loro riflessioni e ci hanno regalato spunti preziosi in merito all’intelligenza virale e artificiale per decodificare il presente e affrontarne la complessità.

intelligenza

Il ricercatore, dice la professoressa Albini , si interroga sull’intelligenza del virus e si domanda con curiosità quale sia il motivo della sua diffusione, cioè come faccia ad entrare nelle cellule, la ragione per cui è più o meno severo di altri, se ci siano co-morbilità e se si può prevenire o ci siano già possibili cure a disposizione. E l’immunità? Si possono produrre anticorpi e produrre i vaccini per raggiungerla. 

Intorno a questi e altri interrogativi si svolge il lavoro dei tanti ricercatori italiani tra cui un ampio numero di donne scienziate che occorre citare non per particolari intenti di rivendicazione femminista quanto per sottolineare l’importanza di mettere a sistema intelligenze, sensibilità e competenze ed evitare sprechi di valore.

E a volte è proprio dai vincoli che nascono i contributi più appassionati, come nel caso di Domenico e della sua squadra durante la quarantena: educare l’intelligenza artificiale a riconoscere dal suono della voce i sintomi respiratori tipici del Covid e determinare lo stato di salute del paziente. Obiettivo? Supportare la diagnosi, anche in remoto, sulla base dei dati forniti all’intelligenza artificiale. 

Le tecnologie che nascono durante l’emergenza determinano non solo un cambio di paradigma ma anche un incremento degli standard dei servizi che perdura anche oltre.

Domenico Maria Caprioli 

La domanda allora sorge spontanea: l’intelligenza artificiale può intercettare quella virale e anticipare la diffusione?

Sicuramente è possibile analizzare le sequenze e i ricettori attraverso la banca dati che contiene già oltre 4.000 sequenze di genomi del Covid 19 anche se, sostiene Adriana Albini è difficile per un virologo o un biologo interfacciarsi con esperti dei dati, che parlano un linguaggio completamente diverso. 

Annuisce Domenico Maria Caprioli che conferma l’urgenza di supportare con la tecnologia e con i dati i problemi inerenti alla salute e suggerisce sapientemente la necessità di una “sorta di stele di Rosetta” delle competenze per fare in modo che in futuro si possa intervenire tempestivamente in risposta all’emergenza.

La pandemia ha dimostrato che sono stati fatti degli sforzi in senso tecnologico e digitale, anche se ciò di cui avremmo bisogno maggiormente è uno scarto in termini di pensiero per comprendere al meglio e integrare tra loro diverse conoscenze. 

Come non essere diffidenti nei confronti dell’intelligenza artificiale?

Domenico è chiaro su questo punto. L’intelligenza artificiale è uno strumento per processare dati, l’intelligenza umana invece è un insieme di strumenti utili all’interazione col circostante e alla creazione di cultura che crea ponti tra le risorse disseminate tra varie “isole”. La differenza risiede nei ponti costruiti dalla nostra intelligenza, anche emotiva.

Dall’intelligenza virale a quella artificiale: una puntata da rivedere per apprezzare il valore dell’incontro tra persone e competenze, frutto di ricerca e passione.

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