Il grano cotto e il ricordo dei defunti

Grano cotto - ph. Niki dell'Anno

La storia del grano cotto, tra i chicchi di melograno e i ricordi legati a chi non c’è più

Grano bollito, vin cotto, melograno, noci, cannella e cioccolato: se siete foggiani (o almeno pugliesi), avrete subito capito cosa succederebbe, mettendo insieme questi ingredienti; se non lo siete, beh – provare per credere – ne rimarrete estasiati.

Quella che vi è stata appena fornita è la ricetta del grano cotto, anche conosciuto come ‘grano dei morti’. Questa pietanza, infatti, viene servita sulle tavole della nostra provincia il 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti.
Secondo un’antica leggenda, questo piatto nasce al tempo dei Greci e la sua storia è collegata agli dei dell’Olimpo; si narra, infatti, che la dea Kore, un giorno, fu rapita dal dio degli inferi, Ade. Sua madre Demetra, disperata, passò giorni interi alla ricerca della ragazza, mettendo da parte il suo ruolo nell’Olimpo; questo fece adirare Zeus, che intervenne, chiedendo ad Ade di restituire Kore a Demetra. Il dio degli inferi acconsentì, ma non prima di averle teso un tranello. Ingannata dal dio, infatti, la fanciulla mangiò alcuni chicchi di melograno: questo gesto le impedì di lasciare definitivamente l’oltretomba. Fu, però, trovata una soluzione: le fu concesso di trascorrere metà dell’anno con la madre, tra i vivi. Ed è proprio in quella metà dell’anno che il melograno germoglia.
Ovviamente si tratta di un mito, ma fatto sta che, da secoli, i Greci usano mangiare melograno sulle tombe dei loro cari, nella notte a loro dedicata. E a Foggia è arrivato (e rimasto) il grano cotto.
Si tratta di un piatto semplice, fatto di prodotti a buon mercato e facilmente reperibili. Ma si sa, sono proprio le cose semplici a essere le più buone, soprattutto se utilizzate per rendere omaggio a qualcuno che non c’è più, ma ci è rimasto nel cuore e tra i pensieri.

Ilaria Orzo

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