Dal TEDxFoggia a una tesi di laurea sui discorsi TED

Gioia, soddisfazione, orgoglio.

Sono tutte le emozioni provate quando abbiamo visto il nostro volontario Stefano con la corona d’alloro e una tesi dal titolo familiare…

Stefano Simone si è laureato il 25 febbraio in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi dal titolo: “L’arte del parlare in pubblico. L’oratoria ai tempi del TED.”

Oltre alle congratulazioni gli abbiamo fatto qualche domanda, leggete cosa ci ha detto!

Da dove nasce la tua passione per la comunicazione e in particolare il public speaking?
La mia passione credo nasca dal fatto che mi piaccia ascoltare e osservare. E poi ho avuto una grande fortuna: incontrare un professore di italiano e latino di Firenze, la cui competenza mi ha affascinato, lui mi ha trasmesso la passione del saper parlare. 

Come hai conosciuto TEDxFoggia?
Ho scoperto il mondo TED al TEDxBari del 2017, poi ho conosciuto TEDxFoggia tramite mia cugina Silvia, che era nel team volontari e mi parlava così entusiasticamente di voi che decisi di candidarmi anch’io come volontario per l’edizione del 2019. Sono quindi entrato in contatto con Daniela Simonetti, che mi ha subito fatto sentire parte del gruppo, ero diventato  orgogliosamente un volontario di TEDxFoggia!

Arriva prima la collaborazione con TEDxFoggia o prima la decisione di dedicare la tesi ai discorsi TED?
L’esperienza da volontario è stata talmente tanto coinvolgente da influire sulla decisione del mio argomento di tesi, anzi da determinarla. Ero rapito dall’atmosfera dell’evento, dal modo in cui gli speaker padroneggivano il palco, da tutte le emozioni in circolo tra loro, noi e il pubblico.
Quando ho deciso che i discorsi TED sarebbero diventati oggetto di tesi ho parlato con Beppe, che si è dimostrato subito disponibile e mi ha consigliato dei libri da leggere. In primis “TED talks di Chris Anderson. Leggere questo libro è stata la cosa migliore che potessi fare, non solo è denso di contenuto, ma mi ha trasmesso tanta tranquillità, ho capito che ero sicuro di me, del lavoro svolto, e che quindi anche la mia discussione di tesi sarebbe andata liscia, e così è stato. 

Cosa ha significato per te essere un volontario del TEDxFoggia?
Ha significato tante cose.

  1. Innanzitutto c’erano tante persone diverse da me, inclusi i ragazzi in Erasmus a Foggia, e io amo conoscere persone nuove e interagire con tutti. 
  2. Ho potuto toccare con mano il valore di fare un’esperienza in un TEDx, che secondo me al momento è uno degli eventi di comunicazione più importanti al mondo, e mi auguro che diventi noto a un numero sempre maggiore di persone.
  3. Ascoltare menti frizzanti che ti trasmettono conoscenze e avere la possibilità di intervistare tre speaker, grazie al coordinamento della responsabile Ufficio Stampa Elena Nigro, è stato molto arricchente, mi sentivo un privilegiato. 

Quali ritieni essere le qualità principali di chi fa public speaking?
La cosa principale è poter essere sicuri di sé. Si è sicuri quando si possiede padronanza della materia o dell’argomento di cui si sta parlando e alla gente piace ricevere sicurezza da chi parla. Questo mi ha aiutato molto in fase di discussione tesi. Poi il tono di voce e la presenza scenica. Sono affascinato dal talk “Come sembrare intelligenti nel vostro TEDx in cui il comico Will Stephen parla delle abilità necessarie per sembrare intelligenti, anche se non si ha nulla da dire. L’ha fatto lui stesso per 5 minuti riuscendo a conquistare il pubblico del TEDxNewYork e anche me. 

Componente verbale, paraverbale e non verbale: secondo te che peso hanno sull’efficacia di un buon discorso?
Il non verbale secondo me ha grande rilevanza: tutto ciò che trasmettiamo attraverso postura, movimenti, spazio che occupiamo quando parliamo, dice qualcosa, e chi ascolta percepisce tutto. Verbale e paraverbale sono l’essenza dell’atto comunicativo per trasmettere i nostri pensieri, quindi più facciamo attenzione alla scelta delle parole, all’ordine dei concetti, al valore che diamo ad ognuno, più il discorso funziona. Utilizzando sapientemente tutte le componenti in un discorso dobbiamo mirare a creare una connessione emozionale con il pubblico. Se proviamo gioia, così come se siamo in ansia, chi ci ascolta lo percepisce e si potrebbe sintonizzare su quella emozione. L’oratore deve quindi saper mascherare o usare a proprio favore le emozioni negative, che non vorrebbe trasmettere agli altri, così come coinvolgere l’ascoltatore sulla scia delle emozioni positive. 

Hai un consiglio per gli studenti su come affrontare il primo discorso pubblico?
Il consiglio principale che mi sento di dare è cercare di arrivare tranquilli a questo appuntamento. Serve esercizio, perché le prove portano consapevolezza e quindi tranquillità. Eliminare la tensione è la carta vincente per vivere al meglio il momento del discorso in pubblico. Io stesso ho fatto tanti esami e per tutti ho avuto tanta ansia, ma durante la discussione della tesi neanche l’1% di quell’ansia mi ha toccato, perché avevo provato e riprovato, ero sicuro, sapevo di aver fatto bene. Anche il feedback che l’oratore riceve dal pubblico può essere tranquillizzante, quindi il secondo consiglio è quello di creare una relazione con chi ascolta. 

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Il progetto più a breve termine è sicuramente prendere una certificazione di lingua inglese. Poi trovare la mia strada professionale che finora è fatta di un tirocinio presso un’associazione sportiva di Trani e una collaborazione come social media manager di un’azienda di e-gaming. Il progetto futuro è lavorare nell’azienda di famiglia, fondata dal nonno, dove lavora mio padre e io vorrei portare una ventata di innovazione. Ci avevo già provato 5 anni fa, ma avevo 17 anni e la mia proposta al nonno sembrò futurista, ora credo si siano ricreduti. 

Auguri a Simone e ai giovani intraprendenti come lui, perché possano imbattersi sempre in idee che vale la pena diffondere e in sogni a cui dare obiettivi e scadenze, in modo che diventino splendidi progetti, pronti all’uso, pronti alla felicità!

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