I valori del podio oltre lo sport

Muoversi, occupare lo spazio e farlo con tutto il corpo, coi gesti e con lo sguardo vale più di mille parole ed è per questo che quest’anno siamo letteralmente impazziti per lo sport.

Gli Europei di calcio e di pallavolo, le Olimpiadi e le Paralimpiadi appena concluse ci hanno regalato grandi emozioni e sensazioni positive. Le atlete e gli atleti italiani hanno riacceso in molti di noi quella scintilla di entusiasmo, motivazione e appartenenza che solo lo sport coi suoi valori riesce a regalare e, mentre ci lasciamo l’estate alle spalle, non vogliamo proprio saperne di smaltire questa sbornia di medaglie che rappresentano molto di più di una vittoria.

Never give up, come dicono gli americani, ma cosa significa non arrendersi mai?

Un traguardo tagliato, una vetta scalata, una medaglia conquistata? La perfezione della performance, forse?

Il podio è l’arrivo di cui non abbiamo visto la partenza, il successo di cui non conosciamo le cadute, un unico evento e non il percorso. La gara che non si svolge quel giorno, ma nella fatica quotidiana e negli sforzi coraggiosi di ogni allenamento passato a superarsi e ad accettarsi nei propri limiti fisici e mentali.

E lo sport è proprio questo: far comunicare testa e corpo e farlo ogni giorno con determinazione, con spirito di sacrificio e di volontà, pure nella consapevolezza che raggiungere il proprio obiettivo non significa impedirsi di stare male e di soffrire, ma trovare la motivazione per continuare con curiosità a proseguire il proprio percorso.

Se gli sportivi in generale testimoniano la forza di non arrendersi e di non smettere mai di coltivare sogni e passioni, gli atleti e le atlete paralimpiche sono particolarmente abili nel darci la grande occasione di vedere il concetto di “normalità” con lenti diverse e nuove.

Tanto che a ogni edizione delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi ci si chiede come mai le due manifestazioni non siano già state unificate.

Quello di normalità è un concetto a cui siamo molto legati perchè – ammettiamolo – ci dà la misura di come praticare la vita, di come starci dentro e muoverci. Una medaglia che teniamo appuntata al petto, pronti a salire sul podio quando qualcuno ci accusa di non essere nella norma. Non l’abbiamo guardagnata per particolari meriti: è semplicemente lì, prêt-à-porter.

Siamo in tanti a non sapere cosa significhi nascere con una malformazione congenita, oppure trovarsi nel bel mezzo della vita a dover cambiare rotta per affrontare una malattia o un incidente. Difficile pensare a cosa devono aver provato ad un certo punto gli atleti e le atlete paralimpiche, quando si sono accorti di non poter condurre una vita normale.

I primi Giochi Paralimpici nacquero come una grande manifestazione sportiva per persone con disabilità e si disputarono prima a Stoke Mendelville nel 1952 e poi a Roma come “Giochi internazionali per paraplegici” nel 1960, edizione che poi venne ribattezzata Prima edizione delle Paralimpiadi estive dal Comitato Internazionale Paralimpico.

Da quando questi giochi si svolgono come manifestazione parallela delle Olimpiadi, i giochi sono simbolo di emancipazione dalla discriminazione, dalla negazione dei diritti e dall’odio razziale, motivo per cui durante la cerimonia di apertura di quest’anno ha sfilato anche la bandiera dell’Afghanistan.

Nel corso degli anni abbiamo visto atleti e atlete che hanno avuto il grande coraggio di trasformare la disabilità in ricchezza e metterla a disposizione della comunità intera. Persone che hanno scelto di vedere la pienezza nella mancanza e che scelgono di divertirsi, di mettersi alla prova con curiosità.

Bebe Vio, per esempio, portabandiera della cerimonia d’apertura è diventata il simbolo di un movimento che cresce e che porta con sé valori che vanno oltre lo sport.

Oppure Veronica Yoko Plebani, la bresciana che non si è data per vinta e all’età di 15 anni, dopo una meningite fulminante che l’ha costretta ad amputare le falangi e ad avere grandi cicatrici, ha vinto il bronzo nel triathlon dopo aver cambiato più volte sport tra Sochi, Rio e Tokyo. La stessa incredibile ragazza che ci ha ispirato in occasione di Spark – l’edizione 2018 di TEDxFoggia – e ci ha insegnato che la perfezione nasce dal riconoscere le proprie fortune e dalle nuove abilità che ne conseguono. Puoi rivedere il suo talk qui e lasciarti ispirare.

Durante quest’anno abbiamo sentito forte il bisogno di definire il nostro modo di essere al mondo e di dargli una forma per ritrovare noi stessi: facciamo in modo che questa forma possa essere comoda per tutti e che lasci a chiunque la libertà di muoversi, occupare il suo spazio di vita e farlo con tutto il corpo, coi gesti e con il suo personale sguardo.

Durante le Paralimpiadi di Tokyo 2021 abbiamo, ancora una volta, ridefinito il concetto di normalità: per questo siamo letteralmente impazziti per lo sport.

Gabriella Rinaldi

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