Potito Ruggiero: dal primo Fridays for Future al secondo TEDx

Intervista al giovane attivista del clima

Potito Ruggiero è un giovane attivista, appassionato di ecologia e giustizia climatica. Originario di Stornarella, un piccolo paese della provincia di Foggia, ha iniziato il suo percorso a soli 12 anni, partecipando da solo al Fridays for Future del 2019. “Non volevo che il mio messaggio rimanesse chiuso tra le mura di scuola”, ha motivato poi a chi gli chiedeva perché. 

Da quel momento, il suo impegno per l’ambiente non si è mai fermato, portandolo a parlare per la prima volta sul palco di TEDx Foggia lo stesso anno. Oggi, con una maturità sempre più evidente e una consapevolezza ancor più radicata, Potito è tornato sul pallino rosso di TEDx, a Pollica, per il suo secondo talk dal titolo “Quando l’impegno diventa azione – Crisi climatica e opportunità di RigenerAzione”.

Nel corso degli anni, Potito ha preferito definirsi un attivista, piuttosto che un ambientalista, trovando in questa parola un significato più ampio e inclusivo per il suo percorso. Il suo impegno costante lo ha reso un punto di riferimento per molte persone, ispirate dal suo coraggio e dalla sua determinazione nel combattere per un futuro più giusto e sostenibile.

Ecco cosa ci ha raccontato sulla sua evoluzione personale e sul ruolo fondamentale dell’azione collettiva nella lotta contro la crisi climatica.

L’intervista

1) Nel tuo primo TEDx del 2019 hai raccontato la tua esperienza da giovane attivista solitario nel tuo paese. Come è cambiata la tua visione dell’attivismo da allora, e in che modo il tuo nuovo talk riflette questa evoluzione?

Il mio ultimo talk non è altro che l’insieme di tante riflessioni fatte in questi anni. Una tra queste, infatti, riguarda proprio il significato di “attivismo”. Penso che il concetto di attivismo non si può ridurre e legare solamente alle  manifestazioni in piazza, come poteva accadere per me e la mia esperienza del 27 settembre 2019. L’attivismo deve e può essere inteso come una vera e propria forma d’arte, un modo differente di manifestare il proprio pensiero, il bisogno e l’urgenza di agire attraverso una qualsiasi forma che ci consenta di esprimerci al meglio.

Potito Ruggiero TEDxFoggia

2) Hai sottolineato che non ti sei mai sentito completamente a tuo agio con l’etichetta di “ambientalista”. Qual è, secondo te, la differenza fondamentale tra essere un ambientalista e un attivista, e perché preferisci quest’ultima definizione?

La parola “ambientalista” mi è stata attribuita per la prima volta con un’accezione negativa, per cui da quel momento in poi non l’ho mai più sentita mia. Però quell’evento mi ha fatto capire quanto fosse facile con un’etichetta rendere il tema “ambiente” chiuso, noioso, e la parola “ambientalista” limitante. Quindi, mi definisco un attivista, un ragazzo attento e attivo politicamente.

3) Nel tuo discorso parli di come l’attivismo non sia un percorso lineare e possa incontrare momenti di sconforto. Hai mai vissuto una fase in cui ti sei sentito demotivato? Se sì, cosa ti ha spinto a continuare e a credere ancora nel potere dell’azione collettiva?

Sì, ho vissuto momenti di sconforto e forse ricapiteranno, succedono. Non sempre ti senti capito e sostenuto nella causa che hai abbracciato. Io ho affrontato tutto con forza perché ho sempre creduto in quello che facevo, anche quando ero più giovane, anzi, diciamolo bene, anche quando ero un bambino di soli 11 anni. Mi ripeto sempre che le cose non capitano mai per caso e che, oltre all’attivismo e tutto quello che avviene intorno ad esso, questo è il mio modo di mettermi in gioco.

4) Nel tuo nuovo talk parli di “RigenerAzione”, una parola che porta con sé un forte concetto di trasformazione e impegno. Cosa significa per te “rigenerare” nel contesto attuale, e quali azioni concrete possiamo adottare per contribuire a questo processo?

La parola sottolinea la necessità di un impegno attivo, atto a rigenerare. Con azioni concrete possiamo avere un giusto impatto per un futuro più sostenibile. Quindi, ad esempio, possiamo piantare alberi o comunque proteggere e curare quelli esistenti. Poi, ancora, prevenire la perdita di suolo, adottare un’agricoltura sostenibile, ridurre il consumo di carne e diminuire gli acquisti a ciò che ci serve realmente, e tanto tanto altro.

5) Nel talk citi anche l’importanza della collaborazione e dello scambio intergenerazionale per affrontare le sfide globali come la crisi climatica. Secondo te cosa possono imparare le nuove generazioni dalle persone adulte e viceversa? 

No, non c’è bisogno di elencare ciò che si può imparare attraverso le interazioni e le collaborazioni tra le diverse generazioni. La realtà è che possiamo imparare molto da chi non conosciamo tenendo lontani i nostri pregiudizi. Solo così potremmo, avendo qualcuno vicino, renderci conto che stiamo dalla stessa parte, che il problema da affrontare è comune e non riguarda il singolo o le singole generazioni. Quindi ben venga l’esperienza degli adulti accanto alle idee prorompenti dei giovani per invertire insieme la rotta!

6) Nel tuo talk parli di “impegno civico” e del fatto che la politica non è un hobby, ma un dovere di chiunque. Cosa consiglieresti a chi vuole avvicinarsi all’attivismo, ma non sa da dove cominciare?

Il mio consiglio si può trovare già in quello che per me è il concetto di attivismo. Abbiamo una battaglia che ci sta a cuore? Non tiriamoci indietro ma cerchiamo una motivazione in più per agire. La prima cosa da fare è portare fuori il nostro pensiero e comunicare con gli altri nella nostra forma di espressione più alta, cioè nel modo che più ci piace: con la musica, la danza o parlando agli altri giovani come mi capita di fare. Tutto ciò può cambiare nel tempo, nelle modalità, certo, ma bisogna farlo senza pensarci troppo!

7) Hai iniziato il tuo percorso a soli 12 anni, partecipando da solo a un Fridays for Future a Stornarella. Ci racconti, da allora, quali sono state le esperienze più importanti che hanno contribuito a formare il tuo modo di vedere il mondo e il tuo impegno per il clima?

In realtà ogni esperienza ha avuto una sua importanza. Ultimamente sono stato a Roma per formarmi con il team “The Climate Reality Project”, con il vice presidente Al Gore. Un’esperienza fantastica che mi ha messo in connessione con tantissimi giovani a cui sta a cuore l’ambiente e la giustizia climatica. Ho cominciato a sentire il peso e la responsabilità di quello che facevo e dicevo quando ho iniziato ad incontrare i ragazzi di molte scuole, in università, nelle presentazioni del mio libro. Quando vedi ragazzi che sono lì per ascoltarti, è fondamentale la preparazione. Io, dopotutto, sono un ragazzo esattamente come loro.

8) Immagina di avere una sfera di cristallo che ti mostra il futuro del pianeta nel 2034. Quali cambiamenti speri di vedere sul fronte della giustizia climatica e dell’azione collettiva per il clima?

No, non immagino. O meglio, immagino uno scenario non roseo perché ho la consapevolezza che si sta facendo molto poco. Dalla COP1 ad oggi gli impegni presi non sono stati sempre rispettati e non siamo riusciti a mantenere il riscaldamento globale sotto i livelli critici. Dobbiamo lavorare tanto e studiare. La mia generazione deve prepararsi molto bene ed essere attiva politicamente affinché nel 2034 ci sia una classe dirigente più consapevole.

9) Per concludere, come ti sei preparato per questo secondo TEDx e cosa speri che il pubblico porti a casa dopo aver ascoltato il tuo intervento?

Ho scritto di getto il mio speech, poi ho chiamato Chiara Sciannamè, che ringrazio di cuore. Lei mi ha ascoltato, consigliato e si è presa cura di me, insieme alle idee e alle parole che mi ronzavano in testa. Volevo ispirare. Spero di esserci riuscito!