Intervista alla Maestra Gianna Fratta

La musica, la parità di genere e il TEDxTorino

Gianna Fratta non ha bisogno di presentazioni, o forse sì, con le parole giuste.

Direttrice d’orchestra pugliese di fama internazionale, Maestra con una dedizione sconfinata per la musica e un grande impegno per cui la direzione d’orchestra sia sempre più un lavoro anche per donne. Insegnante e Cavaliere della Repubblica italiana per meriti artistici internazionali come pianista e direttrice d’orchestra. Ora anche TEDx speaker, per cui ci fa particolarmente piacere ospitarla nel nostro blog

Entriamo subito nel vivo della conversazione, lasciando spazio alle sue parole. 

1) Cos’è la Musica per Gianna Fratta?

Per me la musica è la vita, da quando avevo 5 anni fino ad oggi che ne ho 50, non c’è mai stato un giorno in cui non abbia avuto un rapporto con la musica, suonandola, studiandola, leggendola, divulgandola, insegnandola, praticandola. Ė una parte fondamentale di me, è ciò a cui ho dedicato la vita, è il mio specchio, il modo di esprimermi, di essere me stessa e far venire fuori quello che sono. Per me la musica è più che una passione, è proprio una cosa molto viscerale, molto epidermica, considero il pianoforte e la bacchetta prolungamenti del mio corpo.

2) Quale palco tra quelli calcati negli anni ti ha suscitato maggiore emozione e perché?

Ogni palco mi dà un’emozione nuova, sarebbe impossibile scegliere. Sicuramente ci sono dei palchi più iconici, ne potrei citare tanti in tutto il mondo, però l’emozione per me è salire sul palco e fare qualcosa di nuovo con un’orchestra nuova, quindi non è il palco in sé, sono le persone nuove a darmi l’emozione. Per esempio, mi emoziono tanto quando lavoro con le orchestre dei ragazzi. Per me uno dei concerti più emozionanti è stato il Concerto di Natale che ho diretto al Senato della Repubblica qualche anno fa, non tanto per il prestigio del luogo e perché sono stata premiata dal Presidente della Repubblica, quanto perché lavoravo con dei ragazzi molto giovani scelti dai conservatori. In tre mesi di lavoro ho visto un’orchestra formarsi e cambiare completamente.

3) Nella tua esperienza, nel mondo del lavoro quanto ancora c’è da fare per raggiungere la parità di genere ai livelli più alti?

C’è da fare tantissimo, è una strada molto lunga che si è appena avviata. Nella direzione d’orchestra in particolare la presenza delle donne è veramente minima; soprattutto nei grandissimi teatri le donne sono ancora impiegate in numeri incredibilmente bassi, altro che quote rosa… C’è tantissimo cammino da fare, sia da parte delle donne, che devono diventare pienamente consapevoli di poter raggiungere i livelli più alti e occupare le posizioni apicali, sia da parte degli uomini. Ė un lavoro di tutta la società, un cambio di ruoli a partire dalla famiglia, una trasformazione molto importante, molto lunga, che come tutte le trasformazioni richiede tempo.

4) Conosco il tuo impegno nell’uso dei professionali femminili. Hai un aneddoto a riguardo che vuoi condividere con noi?

Ne avrei tantissimi, perché io spesso vengo chiamata maestro o direttore, quindi poi mi tocca puntualizzare che sono una donna. In tanti teatri mi è successo di far cambiare il nome sul camerino, dove c’era scritto Maestro Gianna Fratta, e quindi andare negli uffici a chiedere di modificare con Maestra Gianna Fratta. Idem nei contratti, sui programmi di sala o sui manifesti.
L’Italia in questo senso è particolarmente indietro, perché c’è una certa ritrosia a chiamare soprattutto la direttrice d’orchestra Maestra, perché tutti pensano che ricordi la maestra delle elementari, quindi il Maestro d’orchestra per molti dev’essere al maschile in ogni caso. Io faccio una lotta quotidiana anche sulle piccole cose, ce la metto tutta, per me è un piccolo segnale per affermare in qualche modo le donne e i loro ruoli nuovi. Il problema dei professionali femminili, infatti, si pone solo nei ruoli apicali; al contrario non c’è nessun problema a dire sarta o parrucchiera che suona a tutti benissimo.

5) Musica e Intelligenza Artificiale. Cosa sta cambiando e quali potrebbero essere gli scenari futuri?

Sicuramente l’intelligenza artificiale sta incidendo in tutti i settori della società, anche nella musica. Vedo che con grande facilità si può comporre una canzone come farebbe De Andrè, o una poesia con un testo come le canzoni di De Gregori. Succede che vengano fuori cose anche molto credibili, però la musica ha profondamente a che fare con l’animo umano, quindi sono sicura che l’intelligenza artificiale non potrà mai essere intercambiabile con l’intelligenza umana, interpretativa rispetto a saper suonare un pezzo.
L’AI può fare una sinfonia, scrivere forse come Beethoven, ma non potrà sapere ai tempi di Beethoven cos’era lo Sturm Und Drang, la filosofia di Schelling, quanto Hegel o quanto Kant possono esserci dietro a una scrittura, quindi sono sicura che l’insieme delle conoscenze, delle competenze e delle sensibilità umane non possano essere sostituite dall’intelligenza artificiale.
Fa specie vedere cose musicalmente molto interessanti fatte dall’AI, ma secondo me per adesso assolutamente non paragonabili ai prodotti della mente umana, almeno nel settore musicale.

6) Come donna, meridionale e direttrice d’orchestra di fama mondiale, hai un suggerimento, uno spunto, un sogno, da condividere con la tua gente?

Il mio sogno l’ho raggiunto, sono contenta di condividere con la mia città, la mia regione, che considero essere la Puglia, nonostante io sia nata al nord, il fatto di avermi dato l’opportunità di fare questo percorso. Ho studiato in Puglia, mi sono diplomata e laureata sempre in Conservatori e Università pugliesi e sono molto grata a questa terra per gli strumenti che mi ha fornito. Penso che il sogno che io ho coltivato e in qualche modo sto vivendo nella mia vita, è merito anche di questo territorio, di tutto quello che mi ha dato in termini di preparazione, competenze, docenti e maestri che ho trovato e anche di creatività ed elasticità che mi sono state poi molto utili.

7) Se la tua bacchetta fosse magica quale superpotere vorresti avere e perché?

Io vorrei avere il potere dell’ubiquità, perché spesso mi cruccio di dover dire dei no. Capita che sto dirigendo in un luogo e vorrei stare anche in un altro, perché magari mi piace anche un’altra proposta musicale che mi hanno fatto, ma non posso farlo, sono schiava degli aerei e dei tempi morti. 

8) Lo scorso 29 febbraio sei stata speaker all’evento “+ UNO” di TEDxTorino. Com’è stata l’esperienza su quel pallino rosso?

Esperienza bellissima, ero al Teatro Regio di Torino, un tempio della musica a me molto caro. Mi sembrava strano essere lì a parlare e non a dirigere, ma parlo volentieri, così come suono: usare le note e le parole per me è qualcosa di simile, è un modo di dire qualcosa di me. Sono stata molto attenta a controllare il cronometro per non sforare il tempo che avevo a disposizione. Il risultato mi è sembrato molto apprezzato, ho ricevuto migliaia di messaggi dalla gente che ha ascoltato il talk. Per me è stato tutto molto bello, emozionante e di grandissima soddisfazione.

9) Qual è il tuo TED o TEDx talk preferito e perchè?

Non saprei dirlo, perché non ne ho ascoltati tantissimi da poter avere una panoramica completa. Ne ho ascoltati tanti, tutti interessanti, ma se devo dire il preferito ad oggi direi il mio, perché parla di me. 😉

Grazie a Gianna Fratta per averci dedicato il tempo di quest’intervista tra un volo e un altro e per essere un esempio per tante donne.