La creatività al servizio della Cura

Una chiacchierata con la dott.ssa Aurora Martina Meneo

Continua il nostro viaggio nella Cura. Oggi ne parliamo con la Dott.ssa Aurora Martina Meneo. Aurora è psicologa psicoterapeuta e molto altro. 

Di recente ha inaugurato EMBALHUB® (Emotional Balance Hub), uno spazio digitale e fisico con sede a Foggia, dedicato alla cura quotidiana del proprio equilibrio emotivo.

Appena abbiamo lanciato il tema di quest’anno, The Age of Care, Aurora ci hai seguito sui social e like dopo like, abbiamo capito che c’è una base di valori comuni. Come avrebbe potuto non essere dei nostri?   

Questo articolo fa parte delle cose che ascrivo alla voce “magia del TEDxFoggia”, perché diversamente io e Aurora ci saremmo potute non conoscere mai, questa intervista non ci sarebbe stata e tante altre persone non avrebbero potuto trovare uno spunto prezioso o ritrovare se stesse tra le righe. 

Quindi eccoci qui, con domande profonde e risposte semplici e abissali, la sensazione di riconoscersi nelle parole che si scelgono, e soprattutto la consapevolezza di quanto importante sia prendersi cura di sé.

1. Chi è la dottoressa Aurora Martina Meneo?

Se me l’avessi chiesto qualche anno fa, ti avrei risposto con una frase di Balto, film d’animazione del 1995: “Non è cane, non è lupo, sa soltanto quello che non è… se solo capisse quello che è.”

Sono una psicoterapeuta, ma negli ultimi dieci anni ho lavorato anche come tutor, formatrice, regista, sceneggiatrice e VFX production manager. Esperienze che a prima vista sembrano inconciliabili e che mi hanno portata a condurre a lungo due vite parallele: da un lato il desiderio di dedicarmi a una professione d’aiuto in linea con i miei studi, dall’altro l’amore per il cinema e la narrazione in tutte le sue forme.

Non riuscendo a scegliere, ho cercato un modo per mettere la mia immaginazione al servizio di un progetto significativo da un punto di vista professionale e umano. Così è nata l’intuizione di EMBALHUB®, uno spazio pensato per aiutare le persone a prendersi cura di sé usando la creatività come via di accesso privilegiata alle proprie emozioni.

Oggi la mia quotidianità è fatta di racconti da ascoltare, imbastire e ricucire. Chi sono? In due parole, direi: un’instancabile rammendastorie

2. Il tema del nostro TEDx di quest’anno è The Age of Care. Cos’è per te la Cura?

Rispondo con un’altra citazione a me cara: “L’Essere dell’Esserci è la cura.”

Sembra una supercazzola, ma è un concetto molto profondo espresso da Heidegger in Essere e tempo, uno dei riferimenti essenziali – nonché fonte di frustrazione, mal di testa e notti insonni – del mio percorso di specializzazione in Psicoterapia.

La cura non è un atteggiamento che scegliamo, ma il nostro modo inevitabile di esistere in quanto esseri umani. Alla nascita veniamo “gettati” in un mondo sconosciuto, in una famiglia che non abbiamo scelto e con limiti e possibilità che non controlliamo. Dentro questo scenario, ciascuno di noi porta con sé il compito di decidere chi diventare, di proiettarsi verso possibilità e dare forma al proprio cammino.

Vivere in modo autentico significa allora prendersi cura delle cose che rendono possibile il proprio progetto di vita e avere cura delle persone con cui viene condiviso il tragitto, offrendosi sostegno reciproco mentre ciascuno cerca in autonomia la propria strada.

3. La tua professionalità mixa saperi tradizionali come la psicologia e la psicoterapia, con temi relativamente più nuovi come la meditazione e lo storytelling. Come sei riuscita a definirti e ritagliarti questo spazio?

Tra tutte le cose che hai citato, paradossalmente è proprio la psicoterapia l’ambito più nuovo. Uno dei manuali più utilizzati nelle scuole di scrittura è la Poetica di Aristotele (330 a.C.) e alla base delle pratiche meditative moderne ci sono idee nate quando Buddha era nel pieno della sua esperienza terrena. Oggi va di moda parlare di mindfulness e storytelling, ma in realtà si tratta di temi che hanno a che fare con la nostra natura più profonda e ci accompagnano dalla notte dei tempi.

Se si mantiene un approccio scientifico, credo che tutto ciò che ci permette di capire meglio come funzioniamo – pensiamo, sentiamo, reagiamo – meriti di essere esplorato. Lo spazio che ho creato non è un contenitore rigido, ma un laboratorio di ricerca che parte da una domanda tanto lineare quanto complessa: “Cosa ci fa stare bene?”. 

4. Le emozioni che viviamo in qualche modo condizionano le nostre scelte quotidiane. Come imparare a gestirle per fare in modo che diventino energia positiva e non autosabotante?

Ma tu lo sapevi che esistono almeno tredici termini diversi per descrivere le varie sfumature della gioia? E hai mai sentito parlare di schadenfreude o naches

Ogni singolo istante della nostra vita è colorato da un’emozione, eppure la nostra conoscenza di questo vastissimo mondo interiore spesso non va oltre ciò che abbiamo appreso dal film Inside Out: un ottimo punto di partenza, ma pur sempre una rappresentazione semplificata della realtà.

Per imparare a gestire le proprie emozioni bisogna prima di tutto riconoscerle e comprenderne il funzionamento. È essenziale sapere, ad esempio, che ogni esperienza emotiva ha una linea temporale: parte da uno stimolo (interno o esterno), prende forma attraverso sensazioni fisiche e vissuti soggettivi e si conclude con una risposta comportamentale.

L’idea di una palestra per le emozioni nasce dalla convinzione che la consapevolezza, proprio come un muscolo, possa essere allenata. Imparare a cogliere i segnali del corpo e della mente ci permette di creare uno spazio tra ciò che ci accade e le nostre reazioni. In quello spazio risiede il nostro potere di scegliere come rispondere e, di conseguenza, la nostra libertà.

5. Come si raggiunge l’equilibrio emotivo e perché è così importante che ce ne prendiamo cura?

Prendersi cura del proprio benessere psicologico dovrebbe essere una priorità per chiunque: è il nostro stato mentale a determinare cosa facciamo e come lo facciamo. 

Come per la forma fisica, mantenere un buon equilibrio emotivo richiede esercizio costante e uno stile di vita sano. Tendo a diffidare delle applicazioni o dei guru che promettono la pace interiore in 5 minuti al giorno. Un po’ come le diete per perdere 10 chili in una settimana, rischiano di illudere senza portare un vero cambiamento.

Naturalmente, non tutte le persone hanno le stesse esigenze. Proprio come in palestra troviamo chi deve perdere 50 chili e chi invece si allena per mantenersi in forma, così per la salute mentale ci sono diversi livelli di intervento, dalle patologie conclamate che richiedono una psicoterapia e, se necessario, il supporto farmacologico, alle situazioni in cui si può lavorare solo in termini di prevenzione.

Un allenamento emotivo efficace integra pratiche diverse per accrescere la consapevolezza di sé, comprendere meglio gli altri e reagire con più resilienza alle sfide quotidiane. Strumenti concreti che, nel tempo, favoriscono una vita più serena e appagante.

6. Quando la scrittura può diventare un’attività terapeutica? Si tratta di una capacità da allenare?

Scrivere ci permette di dare forma ai nostri vissuti: ci invita a fermarci, riflettere e trasformare in parole quella massa confusa e inquieta che abita dentro di noi. Non serve necessariamente saper scrivere bene per trarne beneficio, ma conoscere gli elementi che rendono una storia efficace – personaggi, ambientazione, struttura – può amplificarne il potere terapeutico, soprattutto quando li applichiamo alle nostre trame personali.

Il diario, ad esempio, è uno strumento prezioso in psicoterapia: non solo consente di annotare pensieri e comportamenti per poi condividerli durante le sedute, ma soprattutto offre la possibilità di rileggersi a distanza di tempo, aiutando a fare ordine nei ricordi e a costruire una narrazione più chiara e coerente di chi siamo e di ciò che desideriamo.

7. Nell’era dell’intelligenza artificiale, tu parli di intelligenza emotiva e proponi corsi di scrittura creativa. Ti piace andare controcorrente? Scherzo, la vera domanda è: nella corsa ad accorciare i tempi e a ottenere con un prompt gran parte delle risposte che ci sembra di volere, ci stiamo perdendo qualcosa? 

In realtà sono una grande estimatrice delle possibilità che l’AI, se usata responsabilmente, può offrire in diversi ambiti, compreso quello creativo. Per dirne una: io non so disegnare benissimo, ma ho una grande immaginazione. Oggi, con gli strumenti giusti, in pochi minuti posso creare interi mondi, dare voce a personaggi di ogni tipo e perfino aggiungere una colonna sonora in linea con l’atmosfera che ho in mente.

Sul piano clinico la questione è più delicata, ma non meno interessante. Alcune ricerche recenti mostrano l’utilità dei modelli generativi in psicoterapia, ad esempio per aiutare bambini e adulti a riconoscere ed esprimere le emozioni.

Ci sono mille modi in cui le tecnologie emergenti possono semplificare un compito, ma altrettanti rischi nascosti nella loro apparente facilità d’uso.

Ben vengano i prompt per lavorare più velocemente, se poi il tempo risparmiato lo dedichiamo a qualcosa di significativo. Per esempio, a riflettere sul perché sempre più persone oggi preferiscano confidarsi con ChatGPT piuttosto che con altri esseri umani.

8. In un mondo del lavoro che esalta i kpi, quanto è importante la Cura anche in un contesto aziendale?

Questo è un tema che sento particolarmente, perché l’idea di fondo di EMBALHUB® nasce anche dalla mia esperienza diretta – e per certi versi inestimabile – in alcuni contesti aziendali. In troppi ambienti di lavoro vige ancora una regola non scritta: per fare carriera bisogna mettere da parte le emozioni e trasformarsi in squali, evitando di manifestare la minima vulnerabilità. È il retaggio di un modello di potere antico, che misura il valore personale sulla capacità di prevaricare.

Eppure, oggi sappiamo che accade esattamente il contrario: un ambiente di lavoro sereno riduce assenteismo e turnover, aumenta la produttività e rafforza lo spirito di collaborazione.

Nei percorsi che propongo alle aziende metto subito in chiaro un dato che dovrebbe sciogliere ogni resistenza: anche da un mero punto di vista economico, il benessere organizzativo non è un lusso accessorio, ma un investimento strategico, capace di incidere in modo diretto e positivo sui tanto amati indicatori di performance e, di riflesso, sul fatturato.

9. Qual è il tuo TED o TEDx talk preferito e perché?

In coerenza con la mia doppia anima professionale, ne cito due: The clues to a great story di Andrew Stanton e Nature. Beauty. Gratitude di Louie Schwartzberg. Il primo è una vera e propria lezione magistrale sul potere trasformativo della narrazione: mostra come una storia ben costruita non si limiti a intrattenere, ma sia capace di incidere profondamente su chi l’ascolta. Il secondo è un invito a rallentare e lasciarsi toccare dalla bellezza del mondo, ricordandoci che il modo migliore per condurre una vita felice è coltivare gratitudine e meraviglia per ogni singolo istante vissuto. Insieme, li considero la sintesi perfetta della filosofia che cerco di portare avanti ogni giorno con il mio lavoro.

10. C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti dirci? 

C’è un’obiezione piuttosto comune quando si parla di benessere psicologico: come possiamo occuparci del nostro equilibrio interiore mentre nel mondo accadono cose terribili sulle quali non abbiamo alcun controllo?
La mia risposta è che proprio coltivare la nostra interiorità ci aiuta a distinguere ciò che possiamo cambiare da ciò che dobbiamo imparare ad accettare. È un modo per non farsi paralizzare dall’impotenza e mantenere viva la capacità di agire.
Allenare umanità, empatia e resilienza non cancella le ingiustizie del mondo, ma ci restituisce la forza di affrontarle e la possibilità di fare, nel nostro piccolo, la differenza.

E forse, è proprio da qui che passa la possibilità di un cambiamento più grande.